(Ignoto del Sec. XVI)
La circoncisione di Gesù, 211,5x114,5

Stato di conservazione: L’opera all’atto del sopralluogo (aprile 2002) si trovava in pessimo stato. Questo dipinto, come l’altro – poi attribuito a Girolamo Da Carpi - a cui si accompagna ai lati dello stesso altare presentava sistematiche e diffuse cadute di microscaglie di colore non solo sulle parti scure ma anche sulle figure e sui carnati. Il dipinto presentava inoltre una diffusa e sottile crettatura della superficie pittorica con sollevamenti e un diffuso offuscamento generale del colore che non ne lasciava intravedere, se non con difficoltà, la tessitura cromatica. Sotto tale strato di sporcizia e di rimaneggiamenti pittorici alterati, prevalentemente concentrati nella parte bassa, l’opera appariva in apparenza nell’insieme piuttosto “rustica” non permettendo di percepire quanto i saggi di pulitura avrebbero poi evidenziato. Completamente illeggibili per un diffuso iscurimento e offuscamento ampie zone del fondo di paesaggio rivelatosi poi ricco di figure e di particolari di grande finezza. La tela presentava inoltre deformazioni e un generale allentamento dovuto al fatto che la tela si era completamente staccata dal debole telaio lungo tutto il lato sinistro. La cornice di rifilo sagomata e dorata assai degradata era inchiodata, come negli altri dipinti presenti nell’Oratorio, direttamente a trapassare dipinto e telaio.

Interventi effettuati: Dopo la rimozione dalla parete, il distacco della cornice di rifilo e la consueta adeguata protezione del colore a carta giapponese e colletta si è provveduto a mettere il dipinto in piano e a iniziare a ripulirne il retro dal veramente cospicuo deposito di materiali organici e inorganici. Già dalle prime operazioni sul retro, che hanno previsto una completo trattamento di fermatura di preparazione e colore per imbibizioni di colletta animale addizionata di fiele di bue e di progressiva spianatura a vapore caldo e pressione regolata, ci si resi conto che la tipologia della tela - a trama fitta e assai fine - poteva collocare anche questa opera nel XVI secolo. E’ stato tolto il vecchio telaio fisso e fragile (fra l’altro non originale in quanto si è evidenziato durante l’intervento come l’opera sia stata riportata su quel telaio, dalle dimensioni leggermente più grandi del dovuto, con un nuovo ritensionamento piuttosto esasperato che a distanza di tempo ha creato le caratteristiche ondulazioni e deformazioni di perimetro fino al completo distacco della tela, troppo stretta per il telaio, su un intero lato) ed eliminati gli strati di ragnatele, nerofumo e materiali inorganici come frammenti di intonaco accumulati alla base tra tela e telaio. I saggi di pulitura hanno poi ulteriormente riconosciuto non solo una imprevedibile qualità pittorica alta dell’opera ma hanno anche confermato l’impianto nettamente cinquecentesco del dipinto, nonché la sua provenienza settentrionale - un’opera anche questa nata forse in altra circostanza e per altra destinazione con una natura eclettica, evidenti gli echi da Giulio Romano ai ferraresi fino a cenni di naturalismo lombardo (ma si affida questa ipotesi agli studiosi) - per arrivare, in un epoca imprecisata, ad essere collocata, al pari della Natività, nell’Oratorio di San Rocco ove è stata qui riportata sul sottile telaio a filo di parete e dotata delle cornici di rifilo in analogia con gli altri dipinti dell’Oratorio. A conclusione della campagna di saggi si è optato quindi per rimuovere il pesante strato di sporcizia superficiale con cui, probabilmente a più riprese in passato si era cercato di mimetizzare le continue microcadute di colore. Le sfondature e le lacerazioni sono state ponteggiate sul retro con tela fine tipo crinolino fissata a pasta vegetale. La foderatura su nuova tela di lino bollito adeguatamente trattata, è stata effettuata a mezzo pasta “fiorentina” di farine vegetali e resine reversibili (formula di V. Granchi). Per l’intelaiatura è stato progettato come per l’altro dipinto di Raffaello Vanni, un nuovo telaio in legno resinoso realizzato, per mantenere lo spessore ridotto senza diminuire la consistenza strutturale adeguata ed impedire deformazioni, con legno a tre strati incrociati sovrapposti, dotato di traversa centrale e sistema di espansione regolabile tramite biette a forcella in faggio e distanziatore della tela. La pulitura della superficie pittorica è stata realizzata con formula di solventi organici volatili in emulsione cerosa e a secco con bisturi per i residui più tenaci. La stuccatura delle lacune, in presenza di una fitta e ragnatelata crettatura è stata finita ad imitazione di superficie. La ricostruzione pittorica è stata una fase molto lunga e complessa in quanto come si è detto le fitte cadute interessavano per l’appunto volti, mani vesti lavorate e altre parti sensibili del dipinto. Con la Direzione dei lavori si è concordemente avviato un intervento integrativo mimetico con l’intento di restituire al dipinto la massima leggibilità. Le integrazioni pittoriche sono state preparate come di consueto con basi a tempera in sottotono e perfezionate con trama fitta di velature con colori ad alta stabilità a vernice a con sistema a “ringranatura”. Per le verniciature protettive finali è stata utilizzata vernice Blanc mat cerosa con parti aggiunte di mastice vegetale di Chios in diverse diluizioni date in parte a pennello in parte per nebulizzazione. La cornice di rifilo è stata consolidata, integrata delle parti perdute, stuccata, bolata e dorata a foglia d’oro zecchino poi brunito e patinato sulla base dell’originale. La cornice dotata di distanziatori in sughero è stata rimontata tramite staffe in ottone ad L dotate di protezioni in pelle antigraffio e fissate con viti in ottone al bordo esterno del telaio. L’opera, ricollocata nel suo alloggio originario all’interno di un sistema di ornati di parete a stucco e oro, è stata fissata con quattro elementi di sicurezza (due di base e due laterali) costituiti da staffe a L in ottone applicate con viti sia al muro sia al bordo esterno della cornice.

Andrea Granchi



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