Più di trecento anni fa, quella trascuraggine dei nostri predecessori che avevano ministrato
la Contrada, chissà per quanto tempo, senza uno statuto scritto, ma con norme legate alla
consuetudine e tramandate oralmente, si tradusse nella codificazione di abitudini,
di rituali simbolici, di incombenze ed uffici.
Se le “origini” della Contrada rimangono offuscate e nebulose, ciò rende ancora più
affascinante e avvincente la ricerca delle nostre radici, e gli Statuti che di secolo in
secolo si sono avvicendati e rinnovati rappresentano una traccia indelebile del pensiero,
della condizione, dei gesti e dei segni ripetuti, cadenzati, di rumori e suoni rimasti
familiari nei secoli. Tutti ingredienti di una eredità storica che si reitera e si rimette
a nuovo continuamente.
E’ una immagine comprensibile anche ai nostri occhi il simile disordine in cui devono
essersi trovati alla fine del ‘600, se il Consiglio di nostra contrada si trovò costretto
a nominare due Abitatori per stendere quelli che per noi sono i più antichi Capitoli
rimasti conservati nelle sale del Museo di Contrada.
UBI MOLTITUDO IBI CONFUSIO: è questo il motivo per cui nel 1690 vennero redatti nuovi Capitoli.
Sei disposizioni appena: abilità di chi con poetica maestria è capace di fornire tutti gli elementi
indispensabili per avere un paesaggio completo.
Mancarebbe di perfettione il Mondo piccolo del’huomo, se in esso non vi fusse il
giudice sovrano, che le differenze delle passioni più inquiete non rafrenasse, sarebbe
il quore humano un campo di continue discordi, se dal’intendimento di chi il primo luogo
ritiene non fussero saggiamente composte; di qui è che habbiamo ordinato che si scelga uno
fra i nostri abitanti della contrada, al quale sia ciascheduno sottoposto, riconoscendolo
per superiore, e si chiami il Priore della contrada.
L’esistenza e la lunga durata degli statuti ci riportano, proprio a quel mondo medievale in
cui si trovano le origini della contrada, epoca caratterizzata da frammentazione politica e
scarsa presenza del “pubblico” e dello “statale”; in quel contesto gli statuti rappresentavano
il contrassegno delle autonomie di gruppi, di persone o di enti. Infatti, anche se nessuna
contrada possiede un testo statutario scritto, anteriore ai primi decenni del Cinquecento,
questo non significa che tali testi non esistessero e fossero tramandati oralmente, come
era normale per il diritto consuetudinario.
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