Girolamo Sellari detto da Carpi
Epifania o Adorazione dei Magi, 1550 circa
Olio su tela, 204 x 118.
Questo dipinto appartiene alla scuola ferrarese per il singolare combinarsi
di elementi di cultura derivati da Raffaello e dal suo allievo Giulio Romano
su una base di denso, vivace colorismo, tipico dell’ambiente padano influenzato
anche dalla pittura veneziana. Il gruppo della Sacra Famiglia, in particolare,
si ispira evidentemente alla Madonna della Quercia, una tavola della bottega di
Raffaello eseguita da Giulio Romano, oggi appartenente al Museo del Prado di Madrid,
ma un tempo conservata a Bologna, dove deve averla studiata l’autore della nostra
tela. Questi, in base alle analogie culturali e stilistiche tra l’Epifania e
le sue opere certe, può essere identificato con Girolamo Sellari detto Girolamo
da Carpi, che fu un grande maestro ferrarese, attivo prevalentemente presso la
corte di Ercole II d’Este, ma anche a Bologna e a Roma. Proprio nell’Urbe egli
si recò con il cardinale Ippolito II d’Este, fratello del duca di Ferrara, nel 1549.
E per il suo illustre protettore eseguì un “molto bel quadro” ammirato dallo
storico dell’arte Giorgio Vasari che fu amico del Sellari. Questo dipinto, di cui
purtroppo l’Aretino non riferì il soggetto, giunse probabilmente a Siena nel 1552,
quando Ippolito d’Este qui si trasferì in qualità di rappresentante del re di
Francia e in pratica di governatore della città. Nel dicembre del 1553 il
cardinale richiedeva da Ferrara una cornice per il dipinto di Girolamo che egli
possedeva a Siena. Dipinto che nel 1554, al momento del suo abbandono improvviso
della città nell’imminenza della guerra di Siena, Ippolito d’Este lasciò nella
sua residenza presso il convento di San Francesco da dove con ogni probabilità
la tela, per vicende finora ignote, approdò nell’Oratorio di San Rocco, dove più
tardi fu inserita nella decorazione seicentesca della chiesa. Il restauro ha
recuperato pienamente il vibrante cromatismo e tutte le preziose notazioni di
questo eccellente pittore che, come pochi, riuscì a combinare le componenti della
pittura padana della sua formazione con quelle del classicismo raffaellesco.
Estratto dalla Scheda di Alessandro Angelini
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