Raffaello Vanni
Incoronazione della Vergine
olio su tela, 204x118

Stato di conservazione: L’opera al momento del sopralluogo (aprile 2002) era in mediocre stato. La superficie dipinta appariva ingiallita e opacizzata presentando numerose alterazioni e sbiancamenti. Diffuse lacune, unite a perdite minute di materia pittorica, erano in tutta la parte bassa. Evidente uno sfondamento traumatico della tela sul lato sinistro. Una diffusa alterazione interessava l’intero panneggio dell’angelo che suona il violino a sinistra mentre il generale offuscamento impediva una lettura adeguata dell’opera ed una diffusa crettatura dello strato pittorico, soprattutto in coincidenza delle parti scure, era dovuto al progressivo allentamento della tela causato dal cedimento dell’esile telaio fisso. La cornice di rifilo, simile per degrado alle altre, presentava una forte deformazione del montante destro. Anch’essa era inchiodata direttamente sul dipinto con chiodi ritorti alcuni dei quali di grosse dimensioni a provocare evidenti danni da sfondamento su tutti i margini del dipinto stesso. Particolarmente vistosi risultavano alcuni sfondamenti con lacerazione della tela e vasta perdita di zone di colore sulla destra sul panno azzurro dell’angelo che suona il triangolo e alla base sotto il piede dell’angelo violinista.

Interventi effettuati: Una volta rimosso il dipinto dalla parete ed eliminata l’imponente sporcizia accumulata sul retro sono state distaccate le varie parti della cornice di rifilo ed è stata distesa la protezione del colore con carta giapponese applicata con colletta. Messo il dipinto in piano, ed eliminato il vecchio telaio, si è provveduto alla fermatura generale di preparazione e colore tramite trattamento della tela originale dal retro con imbibizioni di colletta animale a caldo disinfettata. Dopo la pulitura meccanica del retro e la spianatura progressiva del dipinto a mezzo pressione regolata e progressive stirature a caldo al fine di migliorare nei limiti del possibile i sollevamenti dello strato dipinto, si è provveduto al trattamento delle sfondature e delle lacerazioni sul retro con ricongiunzione dei bordi e applicazione di ponteggiature adeguate con tela fine tipo crinolino fissata a pasta vegetale. Il dipinto è stato poi riportato su nuova tela di lino bollito, adeguatamente trattata, a mezzo pasta “fiorentina” di farine vegetali e resine reversibili (formula di V. Granchi). Il nuovo telaio in legno resinoso ad espansione regolabile tramite 6 punti di espansione a biette a forcella in faggio e dotato di traversa centrale, è stato costruito con criteri specifici: dovendo diminuire lo spessore del legno per impedire l’eccessivo aggetto dell’opera dalla parete - l’incavo di ricovero ha una profondità di appena 10 mm - si è dovuto limitare lo spessore a 15 mm compreso il distanziatore della tela, per mantenere quindi l’adeguata portanza della tela e l’idonea resistenza alle deformazioni le strutture lignee sono state realizzate con tre strati sovrapposti di legno a venature contrapposte e alternate. La pulitura della superficie pittorica è stata effettuata con formula di solventi organici volatili e a secco con bisturi per i residui più tenaci. La pulitura, oltre a evidenziare la buona consistenza della materia pittorica e la raffinata e suadente policromia del dipinto ne ha rivelato numerosi dettagli pressoché invisibili: l’angelo che suona una tastiera d’organo al centro, un altro angelo cantore intento a leggere un libro, un’altra testa di cantore sul fondo e in alto sotto il pesante strato di vernici ingiallite sono riapparsi numerosi cherubini volanti a corona del Cristo e del Padre Eterno. La diffusa alterazione sul panneggio dell’angelo violinista sulla sinistra è risultata irreversibile – una probabile alterazione dell’olio di lino di una delle componenti cromatiche (o la composizione chimica instabile di un pigmento in particolare il verde) che ha assorbito e appiattito rendendole poco visibili le velature di carattere plastico sui panneggi e sulle gambe dell’angelo – si è concordato con la Direzione dei lavori l’opportunità di ritrovare l’opportuna plasticità delle parti accompagnando, con un sistema di velature progressive, le tracce ancora reperibili di chiaroscuro a diminuire gli strappi cromatici e le discontinuità nei rapporti formali e di colore. La stuccatura delle lacune è stata rifinita a punta di bisturi ad imitazione di superficie. Le integrazioni pittoriche sono state preparate con basi a tempera e finite con velature con colori ad alta stabilità a vernice con un criterio come già detto, concordato con la Direzione dei lavori, di carattere mimetico. Le verniciature protettive finali, per evitare troppo evidenti squilibri di riflessione della luce, sono state fatte gradualmente utilizzando vernice Blanc mat cerosa con parti aggiunte di mastice vegetale in diverse diluizioni date in parte a pennello in parte per nebulizzazione. La parte di cornice di rifilo deformata è stata raddrizzata tramite incisioni poi risarcite sul retro. La cornice è stata quindi nettata dalle chiodature, consolidata, integrata delle parti perdute a Renpaste HV 427 (l’elemento di base presentava una riduzione traumatica con perdita di parti ligneee modanate), stuccata, bolata e dorata a foglia d’oro zecchino poi brunito a pietra d’agata e patinato sulla base dell’originale, ed è stata rimontata infine tramite staffe in ottone ad L dotate di distanziatori in sughero e in pelle antigraffio fissate con viti in ottone al bordo esterno del telaio.

Andrea Granchi



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