Mattia Bolognini (Montevarchi, 1605 - Siena, 1667)
Lo sposalizio della Vergine
Olio su tela, 204 x 118.
Finora l’attività senese di Mattia Bolognini si riteneva attestata da un solo dipinto, che porta la sua firma e la data 1644 È conservato nella chiesa di Santa Mustiola e raffigura la Visione di Sant’Andrea Gherardi monaco carmelitano. Un altro bellissimo dipinto, oggi esposto in San Clemente a Pelago (Firenze), ma in antico collocato nella chiesa delle monache agostiniane della Madonna del Latte a Montevarchi, che raffigura Sant’Antonio da Padova mentre risana la gamba a un giovane, porta la firma del Bolognini e una data che va letta come 1647. Il pittore vi dichiara inoltre la sua provenienza da Montevarchi.
La combinazione delle informazioni offerte da queste due opere costituisce la base per ricostruire l’attività del Bolognini. Nato, dunque, nella città del Valdarno, visse a Siena fino all morte, che fu registrata in un libro parrocchiale di Sant’Andrea il 3 novembre 1667.
Il forte naturalismo dei due dipinti permette di supporre che Mattia Bolognini si sia formato nella bottega di Rutilio Manetti (Siena, 1571 - 1639), pittore di gran rilievo che, con la sua adesione alle novità del Caravaggio e alla pittura bolognese di Guercino e di Guido Reni, riuscì a dominare l’ambiente artistico senese per più di un ventennio.
Finora sapevamo che negli anni trenta si formarono con il Manetti sia il figlio Domenico (Siena, 1609 - 1663) sia Bernardino Mei (Siena 1612 - 1676), pittore destinato a diventare un gran narratore, naturalistico e barocco, nella Roma di Alessandro VII e nella Siena degli anni cinquanta e sessanta. Ora possiamo aggregare anche Mattia Bolognini fra gli allievi di Rutilio. I suoi due dipinti firmati dichiarano, infatti, la filiazione dal naturalismo del Manetti e la vicinanza con il modo di comporre garbato e mosso del Mei.
Lo Sposalizio della Vergine, dipinto per la chiesa di San Rocco, si dovrà considerare come una prova iniziale del pittore appena emancipato dall’alunnato del Manetti. Ai modi di quest’ultimo rimandano il crudo realismo dei volti del vecchio sacerdote e dell’attempato Giuseppe, il faccione del giovane in primo piano e il suo cappello carico di penne di struzzo, come anche la scelta cromatica con il predominio dei rossi, dei gialli e dei verdi.
Estratto dalla Scheda di Alessandro Bagnoli
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